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List. Immigrazione? Il problema è in Libia

Oggi si apre una due giorni molto interessante del Consiglio europeo dei capi di Stato. In agenda come sempre c’è un po’ di tutto, tra i temi di primo piano spicca quello dell’immigrazione. Per l’Italia è il numero uno e le ragioni non sono soltanto quelle dell’emergenza umanitaria. La legislatura sta entrando nella sua fase finale (voto anticipato o meno) e il governo Gentiloni è lo strumento che deve assicurare a Renzi una navigazione senza troppi scossoni. Ma siamo già

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List. L’errore e l’orrore di Kim. Morire a 22 anni dopo una prigionia in Corea del Nord

Aveva ventidue anni, Otto Warmbier, era nato a Cincinnati, in Ohio. Nei suoi occhi luccicavano le “grandi speranze” di Dickens, il futuro. Aveva fatto il college alla Wyoming High School, si era iscritto all’Università della Virginia. I genitori Fred e Cindy ne seguivano con trepidazione i passi nel mondo degli adulti. Otto era intelligente, aveva il viso dei ragazzi che catturano la vita come il guantone coglie al volo la palla da baseball, il suo sorriso liberava atomi d’energia. Otto

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List. Una scelta d’indipendenza: niente pubblicità, solo giornalismo

List è una boutique editoriale che non ha pubblicità, non è alla ricerca di clic per vendere banner, non è a caccia di junk news per catturare utenti. Abbiamo fatto una scelta precisa di indipendenza e qualità: dare ai lettori notizie e analisi di valore, spesso controcorrente, sempre davanti e dietro le quinte della contemporaneità. List mostra la parte sommersa dell’iceberg, quella invisibile. In poche parole, buon giornalismo. List raccoglie informazioni di prima mano, analizza in profondità i fatti e

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Cacciatori di fake news che perdono di vista la realtà

Il vostro vicino di casa, quello intelligente a prescindere che fa solo cene smart per tipi fini, sì, proprio quello, non vi ha ancora parlato di fake news? Lo farà, armatevi di pazienza, Egli è nato per spiegarvi come va il mondo, fin dalla scoperta dell’acqua calda. Sommerso dagli inviti sui convegni à la page dedicati al tema – ai quali non ho regolarmente partecipato – divertito dal discettare, ormai giunto all’iperbolico livello ministeriale, nel marzo scorso ho scritto per

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La serenata rap di Alitalia

Il Genio Italico. Che cos’è? Una definizione precisa non c’è e se c’è, precisa non è. Il titolare di List ne ha una imprecisa ma impregnante: è quell’attività dello spirito che spesso conduce alla realizzazione materiale dei peggiori incubi a rate. E’ il caso di Alitalia dove gli scricchiolii della linea del rigore, del mercato, dell’efficienza, dell’economicità e bla bla bla si stanno sfarinando per lasciare il posto alla frase “faremo tutto il possibile” che tradotta diventa: “Tranquilli, la compagnia

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Il canto del cigno di Alitalia. Non si vola, si vota. Ma davvero fallirà?

Partiamo da un come eravamo. Questo è un manifesto pubblicitario del 1948, opera di Marcello Dudovich, un grande artista dal tocco futurista, fu con Depero uno dei re della pubblicità d’autore, il suo tratto era perfetto per Alitalia: la velocità, il dinamismo, il movimento, l’uomo e la sua creazione, la macchina volante. Il titolare di List invita i lettori a concentrarsi sul pay off, la frase che accompagna il marchio: “Servizi aerei per tutto il mondo”. Semplice, efficace, chiarissimo, era

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Voilà, la Révolution! Chi ha vinto, chi ha perso e chi (ri)vincerà (forse)

Recap. Il primo turno è finito così: Macron e Le Pen vanno al ballottaggio; socialisti e gollisti fuori dal gioco e dalla storia, una sinistra-sinistra che prende voti e non si schiera per il secondo turno, gli operai che votano a destra, le città progressiste anni luce distanti dalla campagna nazionalista, isole metropolitane che galleggiano in un paese diviso e con una mappa politica sconvolta per sempre. Quasi. Emmanuel Macron è quasi presidente. In un libretto meraviglioso di Ingeborg Bachmann

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Renzi cerca la crisi, Gentiloni può subirla, Mattarella no. Conseguenze impreviste della guerra degli Alfanoidi

Come anticipato sugli schermi di List, la saga spaziale intitolata La Guerra degli Alfanoidi ha avuto successo e ha conquistato ampie recensioni su tutte le prime pagine dei giornali. Il titolare di List non ha mai sottovalutato la capacità di manovra del Kissinger di Agrigento, Angelino Alfano, e quando ieri per un “incidente” Salvatore Torrisi, senatore di Alleanza Popolare, è stato eletto presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato – quella che toh! discute la legge elettorale – è apparsa

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Bob contro Rousseau. Renzi, Grillo e la politica dell’algoritmo

Bob contro Rousseau. Il rilancio di Renzi non lascerà tracce di novità ideologica, nessuna rivoluzione culturale, nemmeno un lumino del “rifare tutto” di cui scriveva Aleksandr Blok nel 1917, nessuna rivoluzione d’Ottobre cent’anni dopo, nel marzo del 2017. Sul tavolo verde – nuova tonalità della mise democratica che ha dismesso il rosso – resta quel nome da c’era una volta in America, Bob, la piattaforma digitale che l’ex segretario del Pd presenterà domenica al Lingotto. Che cosa è? O meglio,

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Guida alla lingottata di Renzi

Renzi ha fatto una cosa nuova: ha dato un’intervista. Mancava, il suo punto di vista. Dopo Fazio, dopo Gruber, dopo Vespa, dopo Twitter, dopo Facebook, dopo il blog, dopo la radio, dopo tutto, è arrivata con la potenza di un grande evento, un inedito, una doppia pagina di chiacchiere del Renzi sulla Stampa. Le idee del fu segretario in cerca di segreteria hanno meno elettricità statica della capigliatura psichedelica del bravo intervistatore, Federico Geremicca. Da Max Weber alla (ri)nascita del

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Padri e figli? Il problema di Renzi è politico. La crisi istituzionale è dietro l’angolo, cresce il ruolo del Quirinale

La difesa di Tiziano Renzi si è esercitata ieri “sull’abuso di cognome”, scaricando sugli altri protagonisti dell’inchiesta Consip l’accusa di totale inattendibilità e millanteria varia. Il copione del padre è stato interpretato secondo le attese. In una sequenza da House of Cards, Matteo Renzi mentre il padre concludeva il suo passaggio in procura, si accomodava nel salotto televisivo di Lilli Gruber (La7) e rilanciava la sua sfida politica, con il suo tipico stile rampante, dotato di indubbia energia. Efficacia? Renzi

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Padri e figli (e amici). Il caso Consip prima di tutto è un problema politico per Renzi e il Pd

Le dimissioni da padre non sono possibili, quelle da figlio neppure, ma una soluzione al loro tran tran familiare i Renzis dovranno trovarla. Il problema dell’inchiesta Consip prima che giudiziario è politico ed è bene che l’ex segretario del Pd e i suoi parenti, amici, consiglieri e aficionados ci mettano sopra la testa, prima di perderla. Il problema, dicevamo, non sono i soldi che secondo l’accusa sarebbero stati promessi a Tiziano Renzi, perché anche se Renzi babbo esce immacolato dalla

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La caldaia e il fucile. Appunti e numeri su Trump e la spesa militare

Il Wall Street Journal mette insieme i pezzi del puzzle di Trump alla Casa Bianca, i suoi pregi e i suoi limiti. C’è fretta e c’è stata anche molta improvvisazione. Steve Bannon è un ideologo, ottimo per vincere le elezioni, ma il governo di una nazione in cerca di una nuova identità e di un ruolo diverso dal passato obamiano sono un’altra cosa. Trump ci mette il suo carattere, sopra e sotto le righe, l’establishment lo detesta, è l’imprevisto non

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La scissione del Pd? Non interessa. Lo spettacolo di Grillo su Netflix? Il pubblico

Dribbling Scende dalla scaletta dell’aereo dopo esser stato in California e va in tv dal Fazio non prima di aver parlato dall’America con un paio di giornali, senza aver mai detto nulla di importante, a meno che non si immagini che il “lavoro di cittadinanza” sia una cosa concreta che non disavanza. Il momento di Matteo Renzi è questo, un dribblomane che alla fine perde la palla. Ha fatto la scissione, ma dire che adesso controlla il partito è temerario.

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La domenica conformista

“Fin dal primo momento ci fu un ufficiale che mi mise a posto. Stavo vicino al biliardo e, ignorando come si svolgesse il gioco, ingombravo il passaggio; lui doveva appunto passare, e allora mi prese per le spalle e in silenzio, – senza avvertirmi né spiegarsi – mi mise dal posto dov’ero in un altro, quindi passò come se nulla fosse. Io magari le busse gli avrei perdonato, ma in nessuna maniera potevo perdonargli d’avermi cambiato di posto con quell’aria

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Il manifesto politico di Mr. Facebook? E’ il superamento di Orwell

Mark Zuckerberg ha scritto il suo manifesto politico. “To our community”, così inizia il suo compitino tautologico per ammaestrare la massa. Cosa c’è dietro il suo “impegno”? Che cosa si cela dietro l’uso del social network come catapulta del potere? E’ il superamento di Orwell, l’ingresso in un mondo dominato dalla tecnica, dal programmatic advertising, dalla manipolazione della coscienza. Quello che segue è un mio articolo sul tema pubblicato nell’ultimo numero di Prima Comunicazione.   Trump ha vinto, ma non

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Long read. Trump, l’inizio di un’altra storia americana

Questo articolo è stato pubblicato sull’ultimo numero del 2016 di Aspenia, la rivista dell’Aspen. Ho scelto di inserirlo nella serie di Long read nonostante non abbia le caratteristiche dei precedenti (lunghezza di circa trentamila battute, pubblicazione “solo web”, intreccio con la storia americana) perché in qualche maniera ne è il preludio. Il numero monografico di Aspenia è dedicato quasi interamente alla nuova presidenza e ne consiglio l’acquisto (lo trovate in edicola) a tutti i lettori che vogliono approfondire le ragioni

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Long read 2. Trump e il ritorno del popolo jacksoniano

Questo è il secondo articolo di una serie settimanale dedicata alla nuova era americana inaugurata dalla presidenza di Donald Trump (qui trovate il primo). Long read è scritto esclusivamente per la pubblicazione e lettura online, un piano di uscite “solo web”: articoli di circa trentamila battute che hanno lo scopo di scavare in profondità le ragioni del “sottosopra” americano, seguirne le tracce luminose, scoprire quali forze lo guidano, dove c’è continuità e dove invece si coglie in pieno la rottura

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May Day. Trump riapre la porta dell’Anglosfera. (d)istruzioni per l’uso

May Day. Il busto di Winston Churchill è tornato al suo posto alla Casa Bianca e il primo capo di Stato a calpestare il soffice prato del bellissimo Rose Garden (fu Ellen Loise Axson, moglie del presidente Wilson a allevarlo per prima nel 1913) nella villetta al numero 1600 di Pennsylvania Avenue sarà Theresa May, primo ministro del Regno Unito. Così Trump rimette le cose in ordine: torna l’Anglosfera. La relazione speciale tra l’Isola d’Inghilterra e le sue ex colonie

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Rifatto il Porcellum, si va dritti all’Exitellum

La retromarcia inserita dopo il No al referendum costituzionale del 4 dicembre continua a produrre effetti psichedelici. Ieri la Corte Costituzionale ha dato il suo contributo: si torna al Porcellum o, se volete un nuovo conio, al Paludellum. Turno unico, proporzionale e premio di maggioranza tra l’irreale e il surreale. Nessuna lista oggi – domani si vedrà – ha il potenziale per toccare quota 40. Il premio per essere applicabile nella realtà politica italiana avrebbe dovuto puntare sopra quota trenta,

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TrumpEffect. Wall Street vola. L’indice Dow Jones tocca il record storico dei ventimila punti

L’indice Dow Jones ha superato per la prima volta il tetto dei ventimila punti. E’ il picco storico e arriva con un rally straordinario messo a segno dall’Election Day a oggi. I mercati hanno cominciato a scommettere sul programma economico di Trump subito dopo la sua vittoria l’8 novembre. Cosa succederà? E’ Toro, nessuno ha intenzione di prenderlo per le corna, correrà libero finché avrà fiato. L’indice Dow Jones è stato creato 120 anni fa e continua ad essere il

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Long read. Trump e l’Uomo Dimenticato. Da FDR a The Donald, la parabola del Forgotten Man

Questo è il primo di una serie di lunghi articoli settimanali dedicati alla nuova era americana inaugurata dalla presidenza di Donald Trump. Long read è una serie prodotta esclusivamente per la pubblicazione e lettura online, un piano di uscite “solo web”: articoli di circa trentamila battute che hanno lo scopo di scavare in profondità le ragioni del “sottosopra” americano, seguirne le tracce luminose, scoprire quali forze lo guidano, dove c’è continuità e dove invece si coglie in pieno la rottura

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La distopia della CNN alla vigilia dell’Inauguration Day: cosa succede se ammazzano Trump e Pence?

Eliminare Trump Eliminare Trump. La distopia americana va avanti, ben oltre la già demenziale (e pericolosa per le istituzioni) discussione politica sulla legittimità della Presidenza Trump. Il mainstream clintoniano gioca d’azzardo, fa ipotesi che sconfinano dal giornalismo verso lo scenario cospirazionista, agitano incubi in un paese dove Lincoln e Kennedy sono morti sotto il piombo e Reagan si è salvato per miracolo. La pubblicazione del dossier falso contro Trump è solo uno dei primi passi a cui assisteremo in questi

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Trump days. Il tacchino del ringraziamento, l’anatra alla pechinese e il contorno di Risiko

Adam Smith a Pechino Il presidente cinese alfiere del capitalismo e della globalizzazione che diventa il nuovo idolo dell’Homo Davos ci mancava tra le esperienze psichedeliche del presente. Fatto. L’applauso, il conforto, l’ammirazione, l’empatia per la chiara appartenenza del sincero democratico Xi al club dell’élite in progress riunito sulle alture innevate della Svizzera è qualcosa di straordinario. Mentre Shakira dispensava lezioni civiche alle masse e Matt Demon informava il popolo sul destino della storia, l’Homo Davos costruiva un nuovo totem

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Trump days. May fa Brexit. L’Homo Davos ha trovato il suo nuovo idolo: il presidente cinese.

Londra-Davos in testacoda La Brexit sarà Brexit, il Regno Unito uscirà dal mercato unico europeo e sarà una forza globale. Il premier britannico Theresa May ha parlato alla Lancaster House e ha ribadito l’idea che non ci sarà un’exit dalle mezze misure. Mentre l’Inghilterra leva l’ancora verso terra incognita, il presidente cinese Xi Jinping difende la globalizzazione (“non è quello il problema”) e l’establishment del capitalismo senza frontiere riunito a Davos applaude il leader di un paese senza libertà. La

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La settimana di Trump e l’estinzione dell’Homo Davos

Il destino gioca a dadi. Trump diventa presidente, l’élite globalista si riunisce a Davos per il World Economic Forum che comincia oggi e finisce venerdì, proprio il giorno dell’insediamento del Nemico, The Donald. Uno slalom della storia e via, si volta pagina. Ecco un paio di scatti della discesa, passate bene la sciolina, si parte. Celebrity-free. The Donald si insedia alla Casa Bianca il 20 gennaio, venerdì. A Washington ci sarà un evento celebrity-free ed è un bene. Hollywood non

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Woodward: “Il dossier su Trump è spazzatura”. The Donald, la spia, la Russia e le donne. Il report falso per far deragliare la sua campagna. Chi l’ha commissionato e pagato?

Update: 15 gennaio 2016. Bob Woodward, autore dello scoop sullo scandalo Watergate, leggendario reporter del Washington Post, ha espresso la sua modesta opinione a Fox News Sunday sul dossier segreto che raccontava i legami di Trump con la Russia e il suo libertinaggio a Mosca: “”Il dossier su Trump è spazzatura, i capi dell’intelligence hanno commesso degli errori e devono scusarsi”. Tanti saluti al grande giornalismo d’inchiesta visto all’opera in questi giorni. Clap clap clap. Ecco il video dell’intervento di

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Il complotto canadese e i nani nel caveau. Due o tre numeri sulla crisi da debito e credito

Avvisate i patrioti, dopo quello della Germania, c’è anche il complotto del Canada. L’agenzia DBRS ha tagliato il rating dell’Italia e così abbiamo perso l’ultima A che ci salvava da una serie di conseguenze spiacevoli sul fronte finanziario. Cosa dicono i cospiratori dell’Ontario? Questo, tratto dal report di DBRS: Incertezza politica (e zero riforme da qui al voto) e soprattutto un sistema bancario zavorrato di crediti deteriorati. Con buona pace dei signori banchieri (e dei politici abituati a dispensare sogni)

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Tripolistan. Avviso agli onusiani: la Russia ha un candidato per la guida della Libia, il generale Haftar

Il principale problema della politica estera (e interna) dell’Italia si chiama Libia. Dal bazar di Tripoli l’altro ieri è saltato come un coniglio dal cilindro l’ennesimo mini-golpe quotidiano:  tre ministeri occupati. Da chi? Nel caos armato della Libia sapere di chi sono i proiettili è un problema. Qualcuno dice che il raid era delle milizie dell’ex premier libico Khalifa Ghwell, defenestrato dall’Onu con l’arrivo del governo Serraj. Altri puntano su gruppi armati agli ordini del generale Khalifa Haftar. In entrambi

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Ford annuncia: non andiamo in Messico. Trump avvisa anche GM: America First. Wall Street parte a razzo. L’Italia? Vedere alla voce Fox

Giro di vite Donald Trump via Twitter contro General Motors. Ford annuncia la cancellazione della delocalizzazione di una fabbrica in Messico e un investimento da 700 milioni in Michigan. (Cnbc, Reuters) Il 2017 a Wall Street parte con un rally di tutti gli indici. (Wall Street Journal) L’Indonesia cancella i suoi rapporti con JPMorgan dopo un report della banca che parla del paese orientale come “uno dei perdenti della Trumponomics”. (Asian Nikkei Review) Ivan Rogers, ambasciatore britannico presso l’Unione Europea,

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Il 2017 di Trump, Putin, Erdogan. Il secolo americano, il triplo gioco Ottomano, il risiko dello Zar. Fake News? Si sono persi la Real News

E’ più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.  Albert Einstein Giro di vite L’Isis ha rivendicato l’attacco a Istanbul. In Turchia sono state arrestate otto persone. Il killer è in fuga. (Bloomberg, Financial Times) Il primo ministro turco Binali Yildirim andrà questa settimana in visita in Iraq. (Reuters) I bombardamenti della coalizione guidata dagli Stati Uniti in Siria e in Iraq hanno provocato dal 2014 a oggi la morte di 188 civili. (Reuters) Obama pronuncerà il suo discorso d’addio a

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Dodici mesi di List. Oggi è domani. Buon anno.

Un anno di List, il 2016 custodito nei miei taccuini. Appunti, immagini, suoni, zampilli d’inchiostro. Come sono stati questi dodici mesi? Ecco una carrellata di note sparse di ieri e di oggi (in corsivo) del titolare di List. La musica fa parte della mia playlist in onda tutti i giorni su Mix24. Buon anno. Gennaio Fidel Castro (1° gennaio). Nel 1959 Fulgencio Batista lascia Cuba. Comincia l’era di Fidel Castro. Fidel muore a L’Avana il 25 novembre del 2016. Il

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Cosa rotola giù dal Monte. Il paesaggio italiano tra banche ko, scalate (Mediaset), storie già viste (Alitalia) e il governissimo che verrà

Come va l’Italia? Procede tutto secondo i canoni: c’è un treno in corsa con un carico di problemi esplosivi, tutti fanno finta che non esistano, poi a un certo punto si sente un rumore sordo, uno sferragliare sempre più acuto, infine il botto: il treno è entrato direttamente nell’abitazione del Belpaese. Toh, chi l’avrebbe detto. Facciamo una passeggiata tra le macerie. E’ un viaggio istruttivo. Bolloré verso il gioco dell’Opa. Il finanziere Bretone non ferma la scalata a Mediaset. Vivendi

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Alitalia, Mediaset, Mps. Breve indagine sui Patriots all’italiana (e il Carrello in Chief)

Come sta l’Italia? Benissimo, in chiusura del 2016 abbiamo assistito anche alla formidabile rinascita del sentimento patriottico, rifiorito dopo l’avvistamento delle truppe napoleoniche che marciano verso il ducato di Maria De Filippi. Ecco gli appunti sugli spostamenti delle truppe nel teatro di guerra, mettetevi comodi, è un grande spettacolo. Patriots 1. Alitalia. Allacciate le cinture e preparatevi al decollo: Alitalia è tornata al suo destino di compagnia aerea decotta. Chi lo dice? Le fonti del titolare di List, una lettura

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Berlino e Ankara, futuro dell’Europa e nuovo gioco Ottomano. Il ruolo di Trump e la riscoperta dell’Anglosfera

Le ultime 24 ore sono state macchiate dal sangue del terrorismo. Germania e Turchia sono l’epicentro di due scosse che ricordano come la costruzione di un nuovo ordine mondiale, il rafforzamento della cooperazione tra i grandi paesi, sia urgente. Questo è il quadro fatto dal titolare di List mentre l’accertamento dei fatti è ancora in corso e le conseguenze sono tutte da scoprire (update alle ore 21:00). Cosa è successo. Recap. Berlino. Un camion ha travolto un mercatino di Natale:

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Renzi, l’orologio costituzionale e il Mattarellum. Dopo ventitrè anni l’orologiaio è di nuovo Mattarella

Matteo Renzi oggi durante l’assemblea del Partito democratico ha espresso la sua preferenza per il ritorno della legge elettorale del 1993, il “Mattarellum”. Dopo ventitrè anni potrebbe tornare la legge che segnò il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. Una transizione allora gestita da Sergio Mattarella che per il solito gioco a dadi della storia si ritrova dopo un ventennio a dettare i tempi di un altro passaggio, quello dalla Seconda alla Terza Repubblica. Andrà così? Vedremo, le difficoltà sono

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Quel sogno stampato 188 giorni fa: i Cinque Stelle che licenziavano Raggi

Questo articolo “onirico” è stato pubblicato sul Foglio 188 giorni fa, l’11 giugno 2016.  Roma. Il ballottaggio di Roma è chiuso. E’ notte, in Campidoglio è cominciata una nuova èra, le stelle splendono, il cielo è blu, Virginia Raggi è in tutto di più. E’ come stare sul set, girare un film, la rivoluzione dei primi Cento Giorni Raggianti. Un sogno cinematografico. Scena 1. Interno giorno. Roma. Campidoglio, ufficio del sindaco. Raggi: “Siamo in emergenza! Passatemi Palazzo Chigi, subito”. Capo

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Forcolandia e le lezioni della storia. “C’è qualcosa nell’aria”. E non è respirabile

Titolo sulla home page del Corriere della Sera online: “I forconi “arrestano” l’ex deputato Osvaldo Napoli”. Siamo a questo. Alla fine, è arrivato il fatto, quel sibilo sinistro, ha cominciato a manifestarsi in forme che sono un memento: “C’è una sensazione che gli eventi siano nell’aria”. E’ una tagliente inquietudine che accompagna le mie letture notturne, una lama che luccica nel buio. Da tempo. Questo mio articolo è stato pubblicato il 7 febbraio del 2014 sul Foglio. E’ il tentativo

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Gioco, set, partita. Chi è Paolo Gentiloni, da Nuova Ecologia a Palazzo Chigi

Non uno, ma due. Paolo Gentiloni è un interessante doppio a tennis, va preso di dritto e di rovescio e non sai mai qual è il suo colpo migliore. Giocatore da terra battuta, da fondo campo è uno che predilige i lunghi scambi, felpato fino ad addormentare il gioco, poi fa partire delle palle tagliate e sibilanti che sembrano innocue, destinate ad andar fuori, e invece finiscono sempre sulla riga. Dentro. Sotto rete è estroso all’eccesso, fino a sbagliare i

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