Cosa rotola giù dal Monte. Il paesaggio italiano tra banche ko, scalate (Mediaset), storie già viste (Alitalia) e il governissimo che verrà

Come va l’Italia? Procede tutto secondo i canoni: c’è un treno in corsa con un carico di problemi esplosivi, tutti fanno finta che non esistano, poi a un certo punto si sente un rumore sordo, uno sferragliare sempre più acuto, infine il botto: il treno è entrato direttamente nell’abitazione del Belpaese. Toh, chi l’avrebbe detto. Facciamo una passeggiata tra le macerie. E’ un viaggio istruttivo.

Bolloré verso il gioco dell’Opa. Il finanziere Bretone non ferma la scalata a Mediaset. Vivendi ora è a un soffio dalla quota che innesca l’Offerta pubblica d’acquisto: il gruppo francese è salito al 28,80% del capitale sociale e ha il 29,94% dei diritti di voto di Mediaset. E’ una spettacolare scalata, tipica del raider francese, che solo dieci giorni fa aveva annunciato di avere in mano il 3 per cento. Cosa succederà? Dobbiamo aspettare 24 ore. Domani Bolloré potrebbe superare il 30% e a quel punto lanciare l’Opa sul cento per cento del capitale Mediaset. Come sempre, il mercato mette le carte in tavola, e fa cascare le vuote parole dei patrioti d’occasione, quelli che hanno fatto finta di scambiare Maria De Filippi per l’interesse nazionale. La famiglia Berlusconi difende legittimamente il suo ruolo imprenditoriale in Mediaset, ha messo in campo i suoi legali, ma quando si gioca in Borsa, i patrioti si rivelano tali solo se metteno mano al portafoglio perché vale il detto di Gordon Gekko: “E’ tutta una questione di soldi, il resto è conversazione”. Cosa resta sul menù? Il gioco dell’Opa e della contro Opa. 

Alitalia nell’hangar d’emergenza. Come previsto, i guai di Alitalia stanno decollando a razzo. I soci oggi si sono riuniti e hanno deliberato un finanziamento a breve per consentire alla compagnia aerea la sopravvivenza (sì, proprio così) nei prossimi sessanta giorni. La situazione del mercato globale di Etihad, il socio al 49 per cento, non è allegra: ha accumulato perdite monstre in Europa con un’espansione che non ha centrato gli obiettivi: Alitalia brucia un milione di euro al giorno (400 milioni di rosso nel 2016 e mezzo miliardo proiettato per il 2017) e Air Berlin che è a un passo dalla liquidazione. Soluzione? Quella di sempre, i tagli. Stavolta con la scimitarra. Patrioti, dove siete?

Un Monte senza liquidità. “La verità della storia è nei dettagli”. E’ una frase di Paul Auster contenuta nelle pagine di uno dei suoi libri più belli, The Brooklyn Follies. Dove sono i dettagli nella storia del Monte dei Paschi? Eccolo, il dettaglio, un macigno a pagina 85 del secondo supplemento depositato in Consob ieri:

Riepilogo: il Monte dei Paschi è a corto di cassa, ne ha per soli quattro mesi, poi entra in fase sommergibile senza possibilità di riemersione. Uno scafo in fondo all’oceano del debito. Sì, la verità della storia è nei dettagli. E’ il drammatico epilogo dell’avventura plurisecolare della terza banca italiana, la più antica del mondo, che va a carte quarantotto per l’incapacità della classe dirigente di un intero paese, l’Italia, dove il treno che sferraglia a tutta velocità, quella cosa chiamata realtà, viene visto sempre troppo tardi, quando ha già travolto tutto. In un clima cloroformizzato, il Monte dei Paschi, nato nel 1472 come monte di pietà per dare aiuto ai poveri di Siena, si avvia a essere salvato dal fallimento con i soldi dei contribuenti italiani. La lettura dei documenti ufficiali pubblicati in occasione dell’ultimo tentativo di salvare la banca in extremis, con un’operazione di mercato, è una cavalcata nel regno dell’errore e dell’orrore contabile, il solo elenco dei rischi connessi all’operazione è materiale da sceneggiatura per un thriller finanziario di prim’ordine. La storia del Monte è di una inquietante torbidezza. C’è tutto, anche il morto. Non è Siena, è l’Italia. Quella che finisce in rotativa e online con l’immagine di una devastazione di ricchezza che ha pochi uguali nella storia finanziaria. Quella storia aumenta a dismisura l’ombra del mismanagement quotidiano, della mancanza di etica degli affari. La biografia di una nazione. Apertura della prima pagina del Financial Times:

E’ la cronaca asciutta di un fallimento consumato tra le contrade di Siena e d’Italia. Questo Palio è finito. Fantini disarcionati, cavalli scossi, corsa truccata svelata. Perfino un mago della finanza, il navigatissimo Jamie Dimon, numero uno di JPMorgan, ha fallito l’obiettivo di rimettere in piedi il Monte. Il colpo di grazia è arrivato con il No al referendum e la crisi di governo. Salvare la terza banca italiana senza un quadro politico chiaro era impossibile. Lo sconsiderato all-in di Renzi, la sua immaturità da ragazzo della via Pal, i suoi grandi errori durante la campagna referendaria, il gioco al massacro di tutti contro tutti, la distribuzione di arsenico alle masse, la cattiva condizione del reddito e del lavoro nel paese, la corruzione come old e new normal, l’ignoranza in materia economico-finanziaria, l’eterna lotta tra guelfi e ghibellini, la character assassination come pratica collettiva. E’ uno scenario da “vendo tutto per liquidazione” che dovrebbe far riflettere. Invece no. E’ partito un altro giro di giostra. Eppure sta succedendo, siamo ai resti del pranzo gettati per terra. Signore e signori, lo vedete quel tasto rosso sul computer? Reset. Ci siamo, vanno in scena I Pagliacci, Leoncavallo. “La commedia è finita!”. Prima pagina del Wall Street Journal, titolo di spalla, sotto l’apertura:

D’altronde, il destino era segnato. La fuga dei depositi dal Monte dei Paschi era inarrestabile. Il documento citato dal titolare di List è più che chiaro, un testamento con il rintocco delle campane a morto incorporato, alta orologeria funeraria:

Questo grafico pubblicato dal Financial Times è ancora più eloquente, che ruzzolone, un si salvi chi può da paese sudamericano:

Dal caveau al Parlamento. Salvare il Monte ha delle conseguenze. Ieri in Parlamento si è manifestato il futuro. Un bagliore azzurrino, un venticello, il rumore delle imposte che dolcemente si aprono e…toh! ecco il risultato della votazione alla Camera sul provvedimento da 20 miliardi di euro per salvare il Monte dei Paschi e i suoi fratelli incagliati nei bassi fondali del credito deteriorato: 389 favorevoli e 134 contrari. Occhio all’immagine del voto sui banchi di Montecitorio, è un racconto della nostra discesa nella palude:

L’immagine parla da sola: i puntini verdi a destra sono i voti favorevoli di Forza Italia, Ncd e Ala. Il partito di Berlusconi ha votato con il governo, separandosi da Lega e Fratelli d’Italia che invece hanno fatto la stessa scelta del Movimento 5Stelle. La seduta di ieri è un preludio del 2017 e degli esiti delle elezioni anticipate: una grande coalizione a Palazzo Chigi formata da Pd e Forza Italia e un’opposizione formata da Lega, 5Stelle e Fratelli d’Italia. Ma potrebbe anche andare al contrario: con un sistema proporzionale senza vincolo di coalizione potrebbe esserci il partito di Grillo che arriva primo, esprime il Presidente del consiglio e trova un’alleanza con la Lega e Fdi, favorita dai rapporti sempre più tesi – siamo a una rottura non dichiarata, ma nei fatti – tra Salvini e Berlusconi. E’ un sottosopra? Perché quello che sta capitando cos’è? Una raffinata partita al club degli scacchi? Siamo alla legge della giungla. E i simili prima o poi si accoppiano, soprattutto in politica. Sta arrivando l’ammucchiatissima? Seguite il titolare di List, il viaggio odierno è ancora ricco di sorprese (e prendete la pastiglia per il mal d’auto).

Corsa a due. Il sondaggio Demos di Repubblica d’altronde non fa che confermare lo scenario e le possibili mosse dei pezzi sulla scacchiera. E’ una corsa a due tra Pd e Movimento 5Stelle, il resto segue. I pentastellati perdono qualcosa dopo lo scandalo del Campidoglio, ma in prospettiva è più allarmante il quadro per il Pd. Il governo Gentiloni infatti ha un grado di fiducia rasoterra: solo 38% il livello più basso per un governo che si è appena insediato. E’ un preludio del conte che l’elettore potrebbe presentare al Pd se non si inverte la rotta. Possibile? Difficile.

La sfida tra Pd e 5Stelle a Otto e Mezzo. Ieri il titolare di List era a Otto Mezzo con Lilli Gruber, Matteo Orfini e Marco Travaglio per commentare gli scenari post referendum e la partita elettorale futura tra Partito democratico e Movimento 5Stelle. La crisi del Pd dopo il 4 dicembre con le dimissioni di Renzi e quella del partito di Grillo dopo le inchieste giudiziarie che riguardano il Campidoglio sono i due terreni di scontro tra le forze politiche. Record di ascolto (8,27% oltre due milioni di telespettatori) e dibattito da vedere qui.

A chi conviene il Mattarellum? YouTrend fa la simulazione e le conseguenze sono le seguenti: tre poli, nessuna maggioranza:

Il Movimento 5Stelle vincerebbe le elezioni con 241 seggi, ma ne servono 316 per avere la maggioranza alla Camera. Conclusione: senza una grande coalizione non c’è maggioranza e dunque non c’è governo. L’Italia anche con il Mattarellum è punto e a capo. Le alchimie proliferano, i problemi restano. E sono antropologici, come diceva Italo Svevo: “Quando due italiani si trovano allo stesso tavolo, avevano la gran voglia di lasciarlo per non sentire più l’altro”.

22 dicembre. Nel 1947 l’Assemblea Costituente approva la Costituzione italiana.

© mariosechi

Questo articolo è un aggiornamento di List, la mia newsletter quotidiana per Il Foglio.

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