La scissione del Pd? Non interessa. Lo spettacolo di Grillo su Netflix? Il pubblico

Dribbling


Scende dalla scaletta dell’aereo dopo esser stato in California e va in tv dal Fazio non prima di aver parlato dall’America con un paio di giornali, senza aver mai detto nulla di importante, a meno che non si immagini che il “lavoro di cittadinanza” sia una cosa concreta che non disavanza. Il momento di Matteo Renzi è questo, un dribblomane che alla fine perde la palla. Ha fatto la scissione, ma dire che adesso controlla il partito è temerario. Così, mentre il Pd si divide nel suo inverso (da Pd a Dp) e il suo ex segretario dice al bravo presentatore che D’Alema è uno che trama (grande novità) e che sarà il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni a decidere la data delle elezioni (qui base lunare Alpha), il centrodestra prova a rimettere insieme la baracca di un’unità che si spacca sull’euro ma nella prova della realtà governa in Lombardia, in Veneto e prepara nuove alleanze per le amministrative a Genova e in altre città. D’altronde i voti sono là, non li ha presi il Pd renziano, gli elettori sono con i sacchi di sabbia davanti alla finestra. Cosa possa aggregare il Pd è oggi avvolto in un banco di nebbia, cosa possa mettere insieme Berlusconi invece è un arcipelago visibile, anche se galleggia su mari in burrasca.

La scissione del Pd? Non interessa 


I numeri sono quelli di Lorien Consulting, non hanno bisogno di un corso di politologia a Princeton per essere compresi, meno di un italiano su quattro è realmente interessato alla lotta fratricida della sinistra italiana:

Cambia qualcosa sul piano del trend elettorale? No, gli elettorati di Pd e scissionisti per ora sembrano sovrapporsi:

Qual è il trend elettorale? Il Movimento 5Stelle – a riprova della sua impermeabilità – è sempre il primo partito:

Ora provate a immaginare questo scenario in un sistema proporzionale dove tutti i partiti hanno le mani libere. Se i partiti arrivano al traguardo con questo schieramento, il Quirinale dovrebbe dare l’incarico di formare il governo al movimento di Grillo. E poi? Potrebbero far saltare il tavolo e restare all’opposizione, ma potrebbe anche profilarsi un’alleanza sovranista M5S-Lega-Fdi. A meno che… il centrodestra non si ricompatti e allora il gioco potrebbe cambiare con numeri diversi. Siamo nella fase wait and see. E se tutto va bene finiamo nel buco nero della rottura dell’Eurozona. Sempre che in Francia tra qualche settimana non sia già successo quello che nessuno prevedeva: la vittoria a sorpresa di Marine Le Pen.

Terra incognita a 5Stelle


La terra incognita, il Movimento 5Stelle, nei possedimenti dell’impero di Roma dà una catastrofica prova di governo, ma come abbiamo visto, per una larghissima parte di elettorato continua ad essere un magnete irresistibile. Lo spettacolo di Beppe Grillo su Netflix invece di innescare colte critiche di filosofia estetica, dovrebbe suggerire qualche analisi politica con i piedi per terra. Quando Grillo dice “noi siamo i Napster di oggi”, evoca la rivoluzione del peer-to-peer di massa applicato alla politica; quando dice che “la politica è sentire voci”, amplifica l’idea dell’ascolto (anche in assenza di valida risposta); quando dice che “il no è la più grande espressione della politica”, ribadisce una strategia che ha avuto la sua prova nel referendum costituzionale del 4 dicembre; quando dice che “la scuola serve a darti il senso critico”, non dice un’eresia ma una cosa che resta dentro la mente degli spettatori bombardati dall’idiozia tele-morente; quando chiude lo spettacolo con un liberatorio e più che soddisfatto “vaffanculo” del pubblico pagante, mette a nudo il vuoto degli altri.

La lettura di Massa e Potere di Elias Canetti sul movimento della folla, della massa, appunto, spiega perché i 5Stelle sono allo stato attuale un’offerta senza concorrenza. Cosa dice Canetti? 1. La massa vuol sempre crescere; 2. All’interno della massa domina l’eguaglianza; 3. La massa ama la concentrazione; 4. La massa ha bisogno di una direzione. L’uno vale uno di Grillo è in queste righe sull’eguaglianza:

“Essa è assoluta e indiscutibile, e non è mai posta in questione dalla massa stessa. La sua importanza è talmente fondamentale che lo stato della massa potrebbe essere addirittura definito uno stato di assoluta eguaglianza. Una testa è una testa, un braccio è un braccio: non sussistono differenze tra loro. Per questa eguaglianza si diventa massa. Si ignora qualunque cosa che potrebbe distrarre da ciò. Tutte le pretese di giustizia, tutte le teorie egualitarie, traggono energia in fin dei conti da questa esperienza di eguaglianza che ognuno deriva dalla sua conoscenza della massa”.

Il vero spettacolo da osservare su Netflix è il pubblico, la sua reazione, il suo comportamento mimetico che giunge al punto simbolico – e pratico – di assimilare lo stesso pasto del capo: mangiare un grillo. E’ il teatro, ma non è una finzione di Fernando Pessoa, è la realtà a 5Stelle. Inseguirla è un errore, capirla è necessario, batterla è un’impresa.

Questo è un brano di List, la mia newsletter per Il Foglio. 

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