La caldaia e il fucile. Appunti e numeri su Trump e la spesa militare

Il Wall Street Journal mette insieme i pezzi del puzzle di Trump alla Casa Bianca, i suoi pregi e i suoi limiti. C’è fretta e c’è stata anche molta improvvisazione. Steve Bannon è un ideologo, ottimo per vincere le elezioni, ma il governo di una nazione in cerca di una nuova identità e di un ruolo diverso dal passato obamiano sono un’altra cosa. Trump ci mette il suo carattere, sopra e sotto le righe, l’establishment lo detesta, è l’imprevisto non calcolato dall’algoritmo democratico, si capisce. Resta un dato: gli americani sono ottimisti sul futuro economico, la business community è con Trump. Per ora. Trump fin dalla sua elezione ha giocato a lanciare sempre la palla avanti, accumulando un tasso di aspettative  – e odio democratico – senza precedenti, scommette su una crescita sopra il 3 per cento, cerca un balzo rispetto agli anni di Obama, non sarà semplice. Winston Churchill diceva che “gli Stati Uniti sono come una gigantesca caldaia, una volta accesi non c’è limite alla potenza che possono generare”. Vero. A Wall Street dominano i velociraptor, tempi compressi, accelerati, risultati subito e trimestrali tirate a lucido. La domanda di tutti è: domani? Come disse Rossella O’Hara: domani è un altro giorno.

Trump Time


Foreign Affairs dedica l’ultimo numero all’era Trump, imperdibile. Segnalo, tra i tanti, l’articolo di Walter Russell Mead sul nuovo presidente e la tradizione jacksoniana. Per i lettori che desiderano approfondire, il titolare di List segnala la serie Long Read dedicata al tema sul suo blog. Il fenomeno Trump va studiato, non liquidato con la parola buona per tutte le occasioni, populismo. Capirlo, analizzarlo, aiuta a non commettere errori di valutazione che in un tempo accelerato, con una destinazione incerta, possono costare molto cari.

Trump e Wall Street


Donald Trump oggi parla di fronte al Congresso per la prima volta. E’ un appuntamento che molti considerano come uno spartiacque per la politica e per i mercati. Wall Street aspetta dei segnali chiari su piano fiscale e investimenti nelle infrastrutture. Trump aumenterà la spesa militare del 10 per cento, la Borsa ieri ha messo a segno il dodicesimo rialzo record consecutivo (non succedeva dal 1987) ma il Trump trade sta andando verso un’altra fase: dalla promessa all’esecuzione. Finora il mercato ha prezzato le aspettative, ora cerca conferma sulle sue puntate. Trump è legato inesorabilmente all’accelerazione del suo programma, se rallenta, perde il suo più grande alleato in questa fase della sua presidenza: Wall Street.

La spesa militare


Il settore della difesa ha cominciato il suo balzo in avanti dopo l’annuncio del nuovo piano di investimenti. La spesa militare è da sempre uno dei fattori di crescita (e debito) dell’America. Questo è l’andamento dell’indice Dow Jones del settore difesa e aerospazio negli ultimi cinque giorni:

La torta è enorme, Trump dovrebbe portare la spesa complessiva a 603 miliardi di dollari.
Ecco l’andamento della spesa militare degli Stati Uniti dal 1949 al 2015:

Chi sono i più grandi esportatori? Ecco i dati del Sipri di Stoccolma, ai primi posti c’è anche l’Italia:

Chi sono i clienti? Eccoli, sempre dati del Sipri:

Chi sono i più grandi dieci produttori del mondo?

L’italiana Leonardo (Finmeccanica) è al nono posto e si batte in un mercato dominato dalle aziende americane. Ce la farà a continuare la sua vita da stand-alone company in questo scenario? Non sembra che il governo si sia posto la domanda, l’impegno è concentrato sulla permanenza o meno dell’amministratore delegato Mauro Moretti al posto di comando. Anche la guerra in Italia si riduce all’assegnazione di una poltrona.

Questo articolo è tratto da List, la mia newsletter quotidiana per il Foglio.

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