Padri e figli (e amici). Il caso Consip prima di tutto è un problema politico per Renzi e il Pd

Le dimissioni da padre non sono possibili, quelle da figlio neppure, ma una soluzione al loro tran tran familiare i Renzis dovranno trovarla. Il problema dell’inchiesta Consip prima che giudiziario è politico ed è bene che l’ex segretario del Pd e i suoi parenti, amici, consiglieri e aficionados ci mettano sopra la testa, prima di perderla. Il problema, dicevamo, non sono i soldi che secondo l’accusa sarebbero stati promessi a Tiziano Renzi, perché anche se Renzi babbo esce immacolato dalla vicenda giudiziaria, al centro della piazza resta il vero tema di questa storia:

Perché il padre dell’allora presidente del Consiglio e segretario del Pd si mette a smistare traffico imprenditoriale che gira come la pinna di uno squalo intorno agli appalti di Stato?

A questa domanda, che si conficca nel cuore e nella mente della politica, nessuno ha risposto. Pare che la cosa non sfiori neppure il cervello dei renziani. Luca Lotti, oggi ministro dello Sport e ieri sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, risponde candido: “Sono tranquillissimo”. Fa piacere a tutti saperlo più che sereno, circondato dagli angioletti, ma anche Lotti sembra avere la mente annebbiata dal faldone e perde di vista il fatto politico. La sua vicenda giudiziaria è del tutto irrilevante, quali che siano gli esiti, quello che davvero impatta in questa storia è un interrogativo politico: perché ha mandato degli sms al presidente della regione Puglia Michele Emiliano – un arci-nemico di Renzi – suggerendogli di incontrare l’imprenditore Carlo Russo?  Se c’era un disegno politico, siamo di fronte a un’idiozia (e se ne vedono i frutti), se non c’erano motivazioni politiche, allora cos’era?

Sul taccuino del titolare di List c’è un quiz.

Russo e Emiliano nelle intenzioni di Lotti dovevano incontrarsi per:

A. Scrivere insieme un programma unitario per il Pd;
B. Preparare una candidatura di Emiliano contro Renzi al fine di evitare un consenso bulgaro nel partito;
C. Lanciare una conferenza programmatica sul Mezzogiorno con un manifesto firmato da intellettuali meridionali.

Sembra necessario ricorrere all’iperbole e all’ironia per riportare tutti sulla terra, sollecitare qualche risposta che dia ancora una ragione agli elettori per non gettarsi tra le braccia di Grillo, poi arriva la realtà e aziona la freccia del sorpasso di ogni intenzione di rivelazione comica. Ecco cosa dice Angelino Alfano, ministro degli Esteri: “E’ una iperbole infondata dire che l’inchiesta Consip abbia ricadute sul governo”. Risate in sala. Tanti auguri.

Marroni (Consip) scarica i Renzis


Lasciamo perdere le alfanate e torniamo sulla terra. Come si dice in questi in casi nelle redazione dei giornali, l’affare si ingrossa. L’Espresso pubblica i verbali dell’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, incidentalmente toscano e renziano di ferro. Davanti ai magistrati il numero uno dell’azienda pubblica dipinge un quadretto idilliaco, ecco la cronaca del settimanale in due passaggi:

1. Le pressioni di Russo. Marroni ha affermato che Carlo Russo, l’imprenditore indagato dalla procura insieme a Tiziano Renzi per traffico di influenze illecite, in occasione di un incontro a due negli uffici romani della Consip gli avrebbe chiesto in modo pressante di favorire una società nel cuore di Denis Verdini, ricordandogli che la sua promozione in Consip era avvenuta proprio grazie ai buoni uffici di Tiziano Renzi e di Verdini. Russo avrebbe sottolineato a Marroni – dice ancora il numero uno della Consip agli inquirenti – come Tiziano e Denis fossero ancora «arbitri del mio destino professionale», potendo la coppia «revocare» il suo incarico di amministratore delegato della stazione appaltante: una spa controllata al 100 per cento dal ministero dell’Economia.

2. L’incontro con Tiziano Renzi. È un fatto che lo scorso 20 dicembre Marroni abbia raccontato ai magistrati altri dettagli rilevanti, spiegando come nel marzo del 2016 Tiziano Renzi in persona gli chiese un incontro riservato, effettivamente avvenuto – a suo dire – in piazza Santo Spirito a Firenze. Il numero uno della Consip ammette con gli inquirenti che il papà dell’allora premier gli avrebbe chiesto in quel frangente di «accontentare» le richieste di Russo, perché persona di sua fiducia. «Accontentare».

Dopo un altro giro di giostra, torniamo al punto: servono spiegazioni politiche. Renzi deve darle prima che i pentastellati facciano il pieno, il Pd ha un problema sempre più grave di tenuta elettorale. Renzi dovrebbe anche cominciare a preoccuparsi sull’esito finale della sua corsa alla segreteria. Il titolare di List ha il taccuino pieno di note che i lettori conoscono e più passano i giorni, più si infittiscono. E’ inchiostro, scorre una marea di guai. Renzi non ha niente da dire? Allora tanti saluti e avanti un altro.

Sul piano giudiziario ci sono un paio di domande sospese (per poco): Marroni si è inventato tutto? Ha paura di finire in guai molto seri? E’ già nei guai perché i verbali dicono che ha scaricato ogni responsabilità sui suoi referenti (non è atterrato da Marte, passando per Firenze e catapultandosi sulla poltrona di Consip, Marroni è stato nominato da Renzi) e a questo punto si arriva a un confronto drammatico tra quello che dice Marroni e quello che dirà Tiziano Renzi ai magistrati. Houston, abbiamo un problema.

Questo articolo è tratto da List la mia newsletter quotidiana per Il Foglio. 

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