Guida alla lingottata di Renzi

Renzi ha fatto una cosa nuova: ha dato un’intervista. Mancava, il suo punto di vista. Dopo Fazio, dopo Gruber, dopo Vespa, dopo Twitter, dopo Facebook, dopo il blog, dopo la radio, dopo tutto, è arrivata con la potenza di un grande evento, un inedito, una doppia pagina di chiacchiere del Renzi sulla Stampa. Le idee del fu segretario in cerca di segreteria hanno meno elettricità statica della capigliatura psichedelica del bravo intervistatore, Federico Geremicca. Da Max Weber alla (ri)nascita del nuovo Homo Rignanensis. E’ con questa granitica certezza che il titolare di List si prepara ad ascoltare con tutti gli strumenti delle grandi occasioni la relazione di Renzi al Lingotto: essendo già stato detto, consumato, tritato, banalizzato, buttato, scartato, riciclato, liofilizzato, imbottigliato, confezionato, impacchettato, infiocchettato tutto, non resta che guardarlo, Renzi. Prima il binocolo, poi forse anche la penna. Sul taccuino resteranno poche parole, sarà il corpo a parlare. Avendo distrutto con la ridondanza tutto quello che si poteva dire, forse si riesce a cavare qualche significato dal suo tipico assottigliarsi degli occhi (modalità giaguaro, senza smacchiatura), dal suo incravattarsi o scravattarsi (ora è nella fase casual, per sembrare meno distante dal popolo, friendly and new), dal braccio che indica un punto o fa un vortice nel vuoto, insomma dobbiamo provare a leggere Renzi con la mimica e la prossemica. Che lavoro. E l’intervista sulla Stampa? Eccone il distillato con le note a margine sul taccuino, per chi ha ancora la forza e la pazienza di rigirare il minestrone insieme al titolare di List:

  • Ho fatto autocritica e sono tre mesi che giro col capo cosparso di cenere. Ora basta, è tempo di ripartire. (Tre mesi. Per cancellare una sconfitta storica al referendum costituzionale, meglio di Churchill dopo aver perso la campagna militare dei Dardanelli).
  • Sono sereno: le bugie hanno le gambe corte. (Su Consip, usa sereno su stesso…).
  • Sereno (Ancora, sul padre).
  • Non è che se io raggiungo il 48% e gli altri competitor si dividono il restante ci saranno terremoti: chi arriva primo fa il segretario. (Veramente non funziona così, al ballottaggio in assemblea votano i delegati e se i voti di Emiliano e Orlando convergono, Renzi non sarà segretario, fatto per ora eccezionale).
  • Dagli 80 euro in poi… (Ancora gli 80 euro, l’inizio dell’errore e dell’errare in una terra desolata, mai pentirsi di aver bruciato risorse per lo sviluppo e mai leggere dove sono andati a finire quei soldi: per metà della spesa a famiglie di reddito medio e medio alto, leggere Enrico Marro sul Corriere della Sera)

Questo è il preludio. Renzi è un combattente, senza dubbio alcuno. Come il compagno Lenin nella rivoluzione d’ottobre (leggere le pagine di Ken Follett ne La caduta dei giganti) egli ha lasciato che la scissione avvenisse per controllare meglio il partito. Perdere le primarie in queste condizioni sarebbe un’impresa. Attendiamo dal Lingotto un colpo d’ala. In assenza, arriverà un colpo d’ascia. Degli elettori.

Questo è un brano di List, la mia newsletter quotidiana per Il Foglio.

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