Cacciatori di fake news che perdono di vista la realtà

Il vostro vicino di casa, quello intelligente a prescindere che fa solo cene smart per tipi fini, sì, proprio quello, non vi ha ancora parlato di fake news? Lo farà, armatevi di pazienza, Egli è nato per spiegarvi come va il mondo, fin dalla scoperta dell’acqua calda. Sommerso dagli inviti sui convegni à la page dedicati al tema – ai quali non ho regolarmente partecipato – divertito dal discettare, ormai giunto all’iperbolico livello ministeriale, nel marzo scorso ho scritto per Prima Comunicazione un paio di righe che non serviranno a fermare la corsa dei banalistas verso la Verità che loro conoscono prima ancora che i fatti si manifestino. Buona lettura.

Teseo: “Mi stupirei se il leone dovesse parlare”.
William Shakespeare, Il sogno di una notte di mezza estate.

Cosa ne dite di un consiglio dei ministri di 7 minuti con il seguente ordine del giorno: “Varie ed eventuali”? Quali pensieri innesca un governo che non riforma ma cancella tout de suite i voucher, uno strumento per far emergere il lavoro nero, perché culturalmente succube della Cgil e politicamente così debole da non reggere la prova di un referendum? Quali sentimenti fa lievitare un parlamento vuoto (signora mia, era lunedì mattina, era solo la discussione generale, l’onorevole dorme, come il giovin signore del Parini) durante la discussione generale della legge sul biotestamento? Sono due o tre lampi sulla crisi della politica, ma se fate un paio di vasche nel tridente romano, scoprirete che l’argomento principale di discussione della politique politicienne è diventato un altro: le fake news, nuova supercazzola di distrazione di massa. E’ tutto un fiorire di cenacoli smart, aperitivi in progress, happy hour intelligenti a prescindere, opinioni incipriate sui giornali. La partecipazione è quella di una moltitudine carbonara impegnata a salvare la verità, la libertà, la democrazia. Non la privacy, di quella non frega più niente a nessuno. E’ un gioco di società che vede protagonisti i parlamentari, i loro sottopanza spiaggiati nei regolatori istituzionali non per fare qualcosa ma per stoppare ogni iniziativa che minacci gli oligopoli, e gli esponenti dell’industria social, il veicolo numero uno delle panzane online. Che meraviglia: i condannati discutono sul patibolo allegramente con il boia. Controllate la vostra posta elettronica, scoprirete di aver ricevuto almeno un paio di inviti a questi imperdibili raduni, la Woodstock del narcisismo inconcludente. L’importante è mostrarsi cool, in eterna fase di cazzeggio libero, mai concentrati sul pezzo, il vero fake della discussione sono loro.

Great Moon Hoax, 1835. New York Sun.

E’ dai tempi della Grande Burla sulla Luna che il mondo dei media è pieno di notizie false: correva l’anno 1835 quando il New York Sun pubblicò una serie di sei articoli sulla scoperta della vita sulla luna, un mondo pieno di esseri alati e paesaggi caleidoscopici. Erano tutte fandonie, ma il pubblico le consumò come le uova e il bacon a colazione, il New York Sun realizzò un record di tiratura e vendite mondiale, le accademie scientifiche cominciarono a discutere come comportarsi con gli extraterrestri. Consumeranno anche loro il gin? Sono trascorsi 182 anni, siamo all’inseguimento delle scie chimiche e ai vaccini che non funzionano. Nel frattempo, che coincidenza, in Italia sono esplosi i casi di morbillo, malattia che prima della scoperta della cura uccideva 7-8 milioni di bambini all’anno. Tempi moderni. Fake news? Magari riformiamo la scuola (riformare, non dispensare bonus elettorali) non sarebbe male insegnare di nuovo agli italiani a leggere, scrivere e contare, che ne dite cari legislatori?
Il secondo pilastro di questo nirvana psichedelico è l’ossessione del big data, altro tema delle serate no social che funestano il mini club della politica romana con proiezioni hi-tech nei grattacieli di Milano. Ne parlano come se fosse un flusso magico, del big data, danzano intorno al totem, invocano la pioggia, un flash di energia che schizza dal bastone di Saruman e mostra al mondo estasiato la formula magica per capire tutto, vedere tutto, vincere le elezioni, santi numi si realizza la Profezia! Quando il dibattito arriva a questo stadio di sospensione dalla realtà e immersione etilica, si capisce che i convegnisti hanno il cervello hackerato e sul taccuino del cronista compare il Conte Mascetti: “Tarapìa tapiòco! Prematurata la supercazzola, o scherziamo?”. Nessuno sa di cosa si stia parlando – tranne il manager, rigorosamente scravattato ,del titano della Silicon Valley, uno che ha un totalizzatore nello sguardo – ma si capisce benissimo quale sarà il punto di atterraggio del bengala lanciato nella sala: quanto siamo intelligenti, noi con il big data. Il chiodo fisso è tale che i partitanti ne fanno il motore della propria aziendina politica, fino a emulare il Movimento 5Stelle, tipico esempio di nativismo digitale che però non nasce grazie al big data, ma a causa del malgoverno degli altri, cioè dei partiti che ora sono in preda alle convulsioni elettorali e scaricano il loro nuovo software. Grillo ha la piattaforma Rousseau? E allora Renzi annuncia che farà Bob. Wow, e poi che ci facciamo, un meet up per giocare tutti insieme con Matteo alla PlayStation? Mettetevi comodi, il problema è l’hardware, il soggetto umano, non l’oggetto digitale che il programmatore vi ha appena inoculato nel cervello. Raccogliere i dati e non capirli non serve a niente, fare pesca a strascico di profili (e ancora siamo al punto chiave, la privacy) e dati che spesso dipingono una realtà che non esiste è anche peggio. Brexit e elezioni americane dovrebbero aver insegnato qualcosa, invece si continua nel giochino della stima – sopra e sotto – senza guardare l’elemento principale della politica, lo Zeitgeist, lo spirito del tempo. Dov’è? Istruzioni: disconnettersi dalla chat, andare in biblioteca. Là troverete le opere di William Shakespeare, un fiume di big data senza tempo e la fulminante risposta di Demetrio al dilemma di Teseo:

Teseo
Mi stupirei se il leone dovesse parlare.

Demetrio
Nessun stupore, signore – un leone può quando molti asini lo fanno.

© mariosechi © Prima Comunicazione

2 comments On Cacciatori di fake news che perdono di vista la realtà

  • Caro Sechi,
    Finito di leggere il suo quadretto, sono un vecchio topone (raton) di 72 anni, per di più malato.
    Condivido il suo punto di vista, opinione e rimedi. Al tempo delle scuole superiori conia ,a frase
    seguente che imita quella sul leone di W Shakespeare

    I gran premi oggi li vincono i somari semplicemente perché i purosangue non ritengono di misurarsi
    con loro: eppoi, il raglio è più forte del nitrito.

    Non occorre pubblicazione, solo un segno di stima per Lei ed il suo lavoro.

    Mi abbia con viva cordialità
    M. Belacchi

    1605201770026b
    end

  • Signor Sechi la leggo ogni tanto, lo ammetto.
    Questo suo post esprime il mio, pur modesto, pensiero: rincorriamo le scie chimiche, manifestiamo contro i vaccini, ci preoccupiamo del “big data” e per le notizie/bufala (libera traduzione all’italiano). E siamo contenti.
    Preoccuparsi per lo stato dell’Europa?, Italia, il nostro piccolo comune? Ma quando mai!
    Giá abbiamo corso e ci siamo preoccupati a sufficienza.
    Cordiali saluti.

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