List. L’errore e l’orrore di Kim. Morire a 22 anni dopo una prigionia in Corea del Nord

Aveva ventidue anni, Otto Warmbier, era nato a Cincinnati, in Ohio. Nei suoi occhi luccicavano le “grandi speranze” di Dickens, il futuro. Aveva fatto il college alla Wyoming High School, si era iscritto all’Università della Virginia. I genitori Fred e Cindy ne seguivano con trepidazione i passi nel mondo degli adulti. Otto era intelligente, aveva il viso dei ragazzi che catturano la vita come il guantone coglie al volo la palla da baseball, il suo sorriso liberava atomi d’energia. Otto aveva fame di conoscere il mondo. Volò come un’aquila, libero, lontano, remoto. Atterrò in Cina. A ventidue anni il cuore batte forte, la vita è una pila atomica, l’amore ti prende e lascia con struggimento, il cielo è il tuo spazio e la mente viaggia per luoghi esotici. L’avventura, che parola meravigliosa. Ma l’impero celeste non bastava a placare la sua sete di conoscenza e d’avventura. Eccolo, il posto dove quell’anima avrebbe vibrato: la Corea del Nord. Fu un attimo, il lampo che mancava: la pubblicità di un’agenzia di viaggi, la Young Pioneer Tour, che invitava a prendere un volo per la Corea del Nord. Pyongyang, il luogo proibito. Otto si imbarcò per quel volo. Prese una stanza al Yanggakdo International Hotel e là vide appesa al muro un’occasione, un ricordo, un oggetto, il segno permanente della sua avventura, il trofeo di un ragazzo da portare a casa, in Ohio: un poster della propaganda nordcoreana. Lo fece suo. Il viaggio si concluse all’aeroporto di Pyongyang il 2 gennaio 2016: Otto non tornò mai in Cina. Fu arrestato con l’accusa di aver commesso un grave crimine: rubare quel poster. Le guardie lo fermarono, lo presero, lui non fece resistenza, accennò un mezzo sorriso. E sparì. Il suo compagno di viaggio, un inglese di nome Danny Gratton, gli disse nervosamente: “Bene, questa è l’ultima volta che ci vediamo”. E l’avventura finì. E cominciò una lunga notte plumbea. Otto fu rapidamente interrogato e processato, la diplomazia si mosse per lui. Inutilmente. Il 16 marzo del 2016 il suo destino fu cupo, mostruoso: 15 anni di prigionia. E la luce nei suoi occhi divenne grigia. E il domani si fece scuro. E la famiglia una stella remota. E i campi di mais e girasoli dell’Ohio un sogno da bambino. Un poster, la vita. Finì nel buco nero nordcoreano. Lavori forzati. Otto ne uscì il 13 giugno 2017, in coma.  Il sorriso spento, la parola muta, il corpo immobile. Sei giorni dopo, scorrono i titoli di coda, il the end arriva il 19 giugno del 2017, Otto muore nella sua casa, in Ohio. Fred, il padre, il dolore sulle spalle come Atlante, parla ai giornalisti: indossa la giacca che Otto aveva al momento dell’arresto. Il corpo del figlio addosso. Per sempre.

Cosa succede ora? Leggere il futuro di questa storia non è facile, tutto quello che si muove in Corea del Nord assume connotati tra l’horror e il surreale. Giulia Pompili sul Foglio – la cronista più informata e attenta al tema in Italia – ha raccontato come a un certo punto si sia diffusa perfino la voce che la liberazione di Warmbier fosse arrivata grazie alla mediazione del campione di pallacanestro Dennis Rodman (che ha un’amicizia con Kim, più o meno come un Razzi qualunque) e non invece grazie all’attività diplomatica di Joseph Yun, già ambasciatore degli Stati Uniti in Malesia, ex  Special representative per la Corea del nord dell’amministrazione Obama, “uno di quei negoziatori che lavorano nell’ombra, che viaggiano senza giornalisti al seguito e che decidono la politica più delle “big armada” inviate nelle acque intorno alla penisola”, scrive Pompili.

L’errore più grave di Kim. La Corea del Nord nel caso di Otto Warmbier ha probabilmente commesso il suo più grande errore: la politica americana è fatta di simboli, e la morte di un giovane cittadino degli Stati Uniti per mano di un regime dispotico – e pericoloso – rappresenta un punto di non ritorno che avrà delle conseguenze per Pyongyang. La Casa Bianca da tempo valuta piani d’azione contro Kim Jong-un, Trump ha prima mostrato il bastone, inviato le navi al largo della penisola coreana, mentre lo svitato dell’Asia ha continuato a sparare razzi sul Mar del Giappone e la Cina ha proseguito nella sua melina. Warmbier, la sua morte, sono un punto di svolta: presto o tardi ci sarà una risposta. La Casa Bianca ha fatto un comunicato misurato, di condoglianze, dolore e denuncia del regime, ma i repubblicani sono furiosi, chiedono una reazione. Il senatore John McCain ha usato la mano pesante, ecco il passaggio chiave del suo messaggio:

Assassinio. E’ questa la parola che apre ogni possibilità. E’ solo una questione di tempo, Kim ha commesso un errore. La prossima settimana il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, sarà alla Casa Bianca. Una delle misure che gli Stati Uniti potrebbero subito prendere riguarda il bando totale dei viaggi dei cittadini americani in Corea del Nord (secondo il Wall Street Journal circa cinquemila turisti occidentali ogni anno visitano il paese), misura da sempre considerata estrema, ma ora sul tavolo del segretario di Stato Rex Tillerson e di Trump. L’opzione militare? Rischiosissima. Un regime change guidato dall’esterno? Senza la collaborazione della Cina non muove un filo d’erba. L’assassinio di Kim Jong-un, ci provano da anni, ma c’è l’incognita: e dopo chi arriva? E poi c’è la Bomba, una minaccia che Mike Pompeo, direttore della Cia, durante un recente incontro al Center for Strategic and International Studies di Washington ha definito in questi termini: “Molte amministrazioni hanno cercato di fronteggiare la minaccia di un missile balistico intercontinentale in grado di piazzare una testata nucleare negli Stati Uniti, oggi siamo sempre più vicini a questo, come non mai nella storia della Corea del Nord”. Quanto è vicina la minaccia? Ecco la gittata dei missili di Kim:

Sono a un passo dalle case degli americani. Viviamo tempi interessanti. Forse troppo.

* Questo articolo è un estratto del numero del 20 giugno di List. List è una boutique editoriale indipendente, senza pubblicità. No banner, no junk-news, solo giornalismo di qualità e news design d’eccellenza. Un prodotto top class ed esclusivo per i lettori. List arriva tutte le mattine sulla tua casella di posta elettronica, è un prodotto first mobile leggibile su tutti i device. Iscriviti ora alla newsletter. List non si clicca. Si legge. 

1 comments On List. L’errore e l’orrore di Kim. Morire a 22 anni dopo una prigionia in Corea del Nord

  • Le gittate 4 e 5 delle bombe “coprono” tutta l’Europa, non solo una parte dell’America Settentrionale. Perciò in pericolo non ci sono solo gli americani, ma anche noi europei: TUTTI, nessuno escluso. E io mi chiedo come sia possibile che ogni anno cinquemila (5000) persone vadano a farsi un giro in Corea del nord come fosse Rimi o Disneyland…

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