Bob contro Rousseau. Renzi, Grillo e la politica dell’algoritmo

Bob contro Rousseau. Il rilancio di Renzi non lascerà tracce di novità ideologica, nessuna rivoluzione culturale, nemmeno un lumino del “rifare tutto” di cui scriveva Aleksandr Blok nel 1917, nessuna rivoluzione d’Ottobre cent’anni dopo, nel marzo del 2017. Sul tavolo verde – nuova tonalità della mise democratica che ha dismesso il rosso – resta quel nome da c’era una volta in America, Bob, la piattaforma digitale che l’ex segretario del Pd presenterà domenica al Lingotto. Che cosa è? O meglio,

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Long read. Trump, l’inizio di un’altra storia americana

Questo articolo è stato pubblicato sull’ultimo numero del 2016 di Aspenia, la rivista dell’Aspen. Ho scelto di inserirlo nella serie di Long read nonostante non abbia le caratteristiche dei precedenti (lunghezza di circa trentamila battute, pubblicazione “solo web”, intreccio con la storia americana) perché in qualche maniera ne è il preludio. Il numero monografico di Aspenia è dedicato quasi interamente alla nuova presidenza e ne consiglio l’acquisto (lo trovate in edicola) a tutti i lettori che vogliono approfondire le ragioni

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Tripolistan. Avviso agli onusiani: la Russia ha un candidato per la guida della Libia, il generale Haftar

Il principale problema della politica estera (e interna) dell’Italia si chiama Libia. Dal bazar di Tripoli l’altro ieri è saltato come un coniglio dal cilindro l’ennesimo mini-golpe quotidiano:  tre ministeri occupati. Da chi? Nel caos armato della Libia sapere di chi sono i proiettili è un problema. Qualcuno dice che il raid era delle milizie dell’ex premier libico Khalifa Ghwell, defenestrato dall’Onu con l’arrivo del governo Serraj. Altri puntano su gruppi armati agli ordini del generale Khalifa Haftar. In entrambi

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Donald vs. Hillary. In confronto Frank Underwood è un pivello

Meno uno. Il più grande spettacolo del mondo? Le elezioni americane. Beato è chi le ha seguite passo dopo passo. Hanno fatto passare Frank Underwood per un pivello, altro che House of Cards, la corsa alla Casa Bianca è stata la rappresentazione finale del denaro come insostituibile carburante della politica, della scorrettezza senza pensarci su troppo, del colpo basso, del potere che frusta il potere, una battaglia all’ultimo sangue che domani avrà il suo epilogo. Ma no, dai, non è

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